Come ordinato, posto anche qui la mia raccolta... avrei dovuto pensarci prima!
Crazy Little Thing Called Love
This thing -this thing-
Called love -called love-
It cries -like a baby-
In a cradle all night
It swings -woo woo- It jives -woo woo-
It shakes all over like a jelly fish
I kinda like it
Crazy little thing called love
There goes my baby
She knows how to rock 'n' roll
She drives me crazy
She gives me hot and cold fever
Then she leaves me in a cool cool sweat
[Crazy little thing called love – Queen]Mentre Sam e Mark erano in cucina a chiacchierare ed ad asciugare i piatti del pranzo, la donna aveva sentito delle voci molto familiari provenire dalla strada antistante la casa del fratello: una sbraitava e l’altra invece aveva un tono più calmo e pacato. Incuriosita si era affacciata alla finestra ed era rimasta a bocca aperta dalla sorpresa.
« Signore?! Daniel?! ».
« Sam?! ».
« Carter?! Che ci fai tu qui?! ».
« Veramente dovrei essere io a farvi la stessa domanda », rispose lei inarcando le sopracciglia, « Mio fratello abita qui ».
Jack si protesse gli occhi dal sole con una mano per guardare bene in faccia il suo secondo in comando mentre entrambi si avvicinavano alla finestra.
« Sapevo che il nome ‘Carter’ sulla buca delle lettere doveva dirmi qualcosa ».
Sam sorrise divertita. « Allora, si può sapere come ci siete finiti qui? ».
Daniel si tolse gli occhiali e mentre li puliva dalla polvere rispose: « Bè, Jack mi ha convinto a fare una gita a San Diego, solo che il motore si è ingolfato e non abbiamo la minima idea di come fare a farlo ripartire ».
Anche Mark si affacciò alla finestra incuriosito. « Sono gli amici di cui mi parlavi? Salve, io sono suo fratello, Mark. Se avete problemi possiamo darvi una mano: in garage ho tutti gli attrezzi ».
« Piacere, Daniel Jackson », rispose Daniel grato, « Sarebbe fantastico! Il vero problema è che non sappiamo cosa sia successo ».
« Generale Jack O’Neill (con due elle) », aggiunse Jack, « Stavo guidando tranquillamente e… », alzò le spalle come a dire ‘che ne so’, « La macchina si è fermata all’improvviso ».
Così ora i tre amici erano nel garage, con Carter che faceva da meccanico e le due nipotine che riempivano gli ospiti di domande.
La maggiore, Kristy, si accostò a Jack e, per attirare la sua attenzione, gli tirò una manica della giacca di pelle.
« Generale, sei tu il fidanzato della zia Sam? ».
« Come prego? ».
Jack la guardò allibito sollevando le sopracciglia, mentre la sua attenzione veniva nuovamente attirata da un tonfo sordo e un mugolio soffocato che avevano seguito le parole della bimba. Daniel allungò il collo preoccupato.
« Tutto okay? ».
Sam, infagottata in una vecchia salopette sporca d’olio, riemerse dal motore del fuoristrada di O’Neill massaggiandosi la testa con un’espressione dolorante sul viso
« Va tutto bene, non preoccuparti Danny… è che… ho calcolato male le distanze e ho sbattuto contro il cofano ».
Sul volto di Jack si stampò un sorriso malizioso e piuttosto malvagio: « Tu che sbagli un calcolo, Carter? ».
Sam gli lanciò un’occhiataccia mentre Monica, la cognata, che faceva loro compagnia, guardava entrambi con una faccia di chi la sa lunga. Nel frattempo Kristy, resa ancora più curiosa dalle parole della zia e dell’ospite, ripartì alla carica appendendosi al braccio di Jack: « Allora? ».
O’Neill si voltò a guardarla e le scompiglio i capelli biondissimi sorridendo divertito: « No, non sono il fidanzato di tua zia ».
« E perché no? Secondo me lei ti piace e anche tu piaci a lei, generale! La mamma dice che -- ».
A quel punto Monica decise di intervenire per salvare O’Neill e Sam (e anche se stessa) da una conversazione
molto imbarazzante.
« Amore, smettila di dar fastidio ai nostri ospiti… non sono domande da farsi queste ».
« Ma -- », provò a protestare la bimba
« Niente ma », l’ammonì Monica
Vedendo il visetto imbronciato della nipote, Sam sorrise dolcemente e s’inginocchiò di fronte a lei pulendosi le mani sporche di carburante su uno strofinaccio
« Ascolta tesoro, il generale O’Neill e io lavoriamo insieme, siamo colleghi e buoni amici ».
« Sicura zia? », chiese sospettosa la piccola.
« Certo! », annuì lei sperando di convincerla.
La bambina allora si aprì in un sorrisone e chiese: « Allora posso sposarlo io il generale? ».
« Cosa?! ».
Sam e Jack si guardarono sconcertati, mentre Kristy venne seguita a ruota dalla sorellina Annie che domandò a sua volta: « Allora io Daniel, vero? ».
Monica ormai non ce la faceva più e stava praticamente piangendo dalle risate vedendo le espressioni a metà fra l’incredulo e il divertito dei tre adulti. Sam si voltò verso l’amica e, nonostante stesse anche lei sul punto di scoppiare a ridere, esclamò con aria di rimprovero: « Monica! Ma che insegni alle bambine?! ».
La donna si ricompose e prese in braccio Annie, mentre si dirigeva dentro casa sfoggiò un sorriso furbetto.
« Ad approfittare delle ottime occasioni, mia cara! ».
Anche Daniel seguì Monica dentro casa, chiamato a gran voce dalla sua piccola spasimante e trascinato da Kristy che voleva mostrargli la collezione di bambole “antiche”… cioè le vecchie bambole della madre e della zia!
Rimasti soli Sam scosse la testa divertita
« Sarà meglio rimettersi al lavoro, altrimenti la macchina non ripartirà mai ».
Non appena tornò ad appoggiare le mani sul muso del fuoristrada per recuperare la chiave inglese, sentì due braccia cingerla da dietro e una voce le soffiò in un orecchio: « Hai delle nipotine piuttosto sveglie… devono aver ereditato da te le rotelline che lavorano senza sosta ».
Sam sorrise e scosse la testa: « E tu invece sei un dongiovanni… persino una bambina si è innamorata di te! ».
Jack le diede un bacio sulla guancia e rispose: « Dopotutto è quella che ti somiglia di più, giusto Carter? ».
« Sì, signore », rise lei.
Le mani di Jack si allacciarono sul ventre di Sam, e lei andò a posare le dita affusolate su quelle di lui, appoggiandosi al petto dell’uomo.
« Glielo diremo prima o poi? », chiese Jack appoggiando il mento sulla testa bionda della donna.
« Bè, direi che ormai è inevitabile », disse lei mentre un dolce sorriso si dipingeva sulle sue labbra.
Dopo un momento di silenzio, Jack chiese: « Se è maschio che ne dici di chiamarlo Junior? ».
« Scordatelo ».
***
Questa era la prima, del 27 settembre 2008... Spero di essere migliorata ultimamente!! XD
Carry On
Look beside you, and you will find me
I will guide you, when your will is gone
So carry on, carry on, carry on
Whatever comes, and however painful, however long
When your hope has been denied you
I will walk beside you, carry on
[Carry On – Ben’s Brother]Era quasi mezz’ora che stava fermo da solo con le mani in tasca nel cimitero silenzioso percorso da un leggero venticello, davanti a quella lapide con un mazzo di fiori freschi poggiati sulla pietra bianca appena riscaldata dal sole primaverile, a guardare da dietro gli occhiali scuri la foto sorridente di Charlie.
Mentre si dirigeva verso la tomba del figlio, aveva incontrato Sara che se ne stava andando. Si erano guardati un attimo in silenzio, poi ognuno aveva continuato per la sua strada. Lei sapeva perfettamente che non avrebbe potuto spiegarle l’improvvisa ricomparsa di Charlie, anche se per un momento solo; sapeva inoltre che non avrebbe potuto spiegarle lo strano comportamento che aveva avuto quello stesso giorno… non avevano più nulla da dirsi.
Dalle labbra gli uscì un sussurro appena udibile: « Perdonami Charlie… ».
Anche se aveva ricevuto la possibilità unica al mondo di dire addio a suo figlio grazie all’entità aliena di P3X-562, non sarebbe mai e poi mai riuscito a perdonarsi per ciò che era successo.
Sentì dei passi dietro di se ma rimase immobile, incurante. Ma qualcuno si fermò proprio accanto a lui e vide una testa bionda che aveva già imparato a riconoscere dovunque, chinarsi a posare un altro mazzo di fiori.
Il capitano Carter si rialzò e mormorò a bassa voce, continuando a guardare tristemente la lapide: « Quando non l’ho vista alla base, il dottor Jackson mi ha avvisato… che l’avrei trovata qui ».
O’Neill non rispose, senza staccare gli occhi dalla fredda pietra bianca posta improvvisamente sopra la vita del suo unico figlio, un bambino, ritratto sorridente con la palla da baseball in una mano e il guantone di cuoio nell’altra.
« Non se la prenda con Daniel, ma mi ha raccontato cos’è successo esattamente quel giorno ». Non ottenendo ancora nessuna risposta, il capitano continuò: « Mi permetta di dirle che secondo me non è stata colpa sua… è stato solamente un incidente ».
Jack non rispose neanche stavolta, e Sam temette di aver parlato a sproposito. Si stava pentendo di averlo raggiunto al cimitero e, temendo di aver invaso un momento davvero troppo privato del suo superiore, pensò che dopotutto era meglio lasciarlo solo. Voltandosi per andarsene mormorò: « Io vado… mi scusi se l’ho disturbata ». Non sapeva neanche che cosa l’aveva spinta a mettersi in macchina e a recarsi da lui.
« Aspetti ». L’aveva detto istintivamente, senza pensarci. Sentiva solo che la presenza di quella donna gli faceva bene… come una specie di balsamo in grado di lenire il dolore di una ferita.
Sam si fermò a metà e lo guardò sorpresa almeno quanto lui, poi sulle sue labbra si dipinse un dolce sorriso mentre guardava la schiena orgogliosamente dritta del colonnello. Tornò accanto a lui e si arrischiò ad appoggiare delicatamente una mano sul braccio di O’Neill. « Mi dispiace tanto, signore », disse sinceramente.
Jack voltò la testa per guardarla e incontrando le sue splendide iridi azzurre vi si perse per un attimo.
« Grazie per essere venuta, Carter ».
« Di niente, signore », rispose lei, abbassando gli occhi un po’ imbarazzata.
Sentirono altri passi alle loro spalle e dopo un paio di secondi Daniel e Teal’c si affiancarono a loro.
« Niente da fare oggi, eh ragazzi? », scherzò Jack in tono lugubre.
« Non c’è niente più importante di questo, colonnello O’Neill », rispose Teal’c, esprimendo il pensiero degli altri membri della squadra.
Jack sbuffò divertito e scosse la testa, pensando che in fondo non era poi così male avere una squadra formata da due scienziati e un alieno… Sorrise sollevando lo sguardo sul volto felice di Charlie, si tolse gli occhiali e si accovacciò davanti alla lapide accarezzando la fotografia. « Fai il bravo ragazzo, ovunque tu sia… anch’io m’impegnerò per non fare troppi danni ».
Jack si rialzò. « Sarà meglio andare, o il generale Hammond ci darà per dispersi ».
« Sì, signore ».
Mentre uscivano dal cimitero Jack rimase un passo indietro. Lasciò vagare lo sguardo sulle spalle dei membri dell’SG-1. Si conoscevano da neanche un mese e già sentiva di poterli considerare come una vera famiglia: Daniel e le sue allergie, Carter e il suo incredibile cervello, Teal’c e la sua testa più dura della pietra…
« Jack? ».
La voce dell’archeologo lo riscosse dai suoi pensieri. « Eccomi ». Non appena li raggiunse, Daniel starnutì violentemente.
« Vuole un fazzoletto Daniel? ».
« Grazie capitano, ho dimenticato alla base i miei ».
« È forse malato, dottor Daniel Jackson? ».
« No no, Teal’c, è solo allergia al polline…
Etchuuuum!!! ».
« Sei un colabrodo Daniel ».
Guardò il volto di Carter aprirsi in un sorriso divertito, mentre Teal’c sollevava un sopracciglio perplesso e Daniel gli lanciava un’occhiataccia con il viso affondato nel fazzoletto.
« Non ho inteso cosa voleva dire, colonnello O’Neill ».
« Colabrodo, Teal’c, colabrodo! È un modo di dire, sta a significare che una persona si prende un sacco di malanni… si può dire anche ciofeca! ».
« Ciofeca, O’Neill? ».
« Ehm… Lasciamo perdere ».
Era una famiglia un po’ strana e decisamente fuori dal comune ma, per quello che aveva potuto vedere fin ora, era la migliore della galassia e non l’avrebbe cambiata per niente al mondo… anche perché dove lo trovava qualcuno che volesse prendersi Teal’c e la sua testa di serpente?!
***
L'ho scritta in un momento di depressione, dopo aver visto Cold Lazarus... Il "fattore figli" è un lato che mi attira davvero molto!
***
Wedding
Se esiste un amore puro e incontaminato
da altre nostre passioni, è quello che sta nascendo
in fondo al cuore e noi stessi non conosciamo.
[Riflessioni – François de La Rochefoucauld]Era in piedi davanti allo specchio a figura intera da almeno mezz’ora, trovando inesistenti difetti in ogni cosa e, da qualche minuto, si stava dando da fare per lisciare una piega altrettanto invisibile sulla gonna del candido vestito che indossava.
Smise di aggiustare il tessuto e si portò una mano al petto respirando profondamente, cercando di calmare i battiti impazziti del proprio cuore; oltretutto aveva lo stomaco in subbuglio, talmente attorcigliato da farle male… si chiese ancora una volta il motivo di tutta quella paura che le attanagliava le viscere.
Si voltò a guardare il bouquet di rose bianche che l’attendeva sul tavolino, mordicchiandosi il labbro inferiore mentre si aggiustava una ciocca di capelli. Lo amava, no? E allora perché diamine continuava a temporeggiare a meno di dieci minuti dalla cerimonia?!
Tornò a rivolgersi alla sottile figura nello specchio, sfiorando la superficie riflettente con la punta delle dita dalle corte unghie curate, chiedendosi ancora una volta se stava davvero facendo la cosa giusta, cercando i propri occhi e trovandoli pieni d’incertezza e rimpianto.
Distolse immediatamente lo sguardo dal proprio volto riflesso, spaventata dalla risposta che poteva trovarvi nascosta nel profondo, tormentandosi le mani. Si sedette di scatto sulla sedia accanto allo specchio, la testa fra le mani, cercando di calmarsi.
“
Piantala Sam!”, si rimproverò, “
Hai solo un attacco di panico… andrà tutto bene, ci saranno tutti i tuoi amici con te…”.
Eh già, ci sarebbero stati tutti a parte
lui. Quando aveva comunicato il suo fidanzamento ufficiale con Pete, lui se l’era svignata alla chetichella dalla stanza mentre gli altri le facevano le congratulazioni, credendo di non essere visto.
Il peggio era successo quando lei aveva tentato di invitarlo al matrimonio…
« Uhm… non credo di poter venire, scusa Carter ».
Neanche l’aveva guardata, ma lei aveva continuato speranzosa.
« Ancora non le ho comunicato la data: è il -- ».
« In quel periodo ho un impegno. Improrogabile ».
Freddo, lapidario, irremovibile.
A quel punto si era arrabbiata, davvero tanto.
« Faccia come crede, colonnello… per me è uguale ».Sapeva che l’avrebbe ferito e l’aveva detto apposta, nonostante non lo pensasse affatto. Era uscita dalla stanza immediatamente, perché non voleva sentire la sua risposta e perché non voleva che vedesse le lacrime in bilico sulle ciglia.
Dio, quanto se n’era pentita.
« Sam, sei pronta? ».
La voce di suo padre, il generale Jacob Carter (nonché il Tok’ra Selmak) la fece sobbalzare sulla sedia.
Si alzò e, ostentando un tono di voce falsamente sicuro, rispose: « Sì, papà. Puoi entrare ».
L’uomo entrò e, con un gran sorriso, le disse: « Complimenti, Samantha, sei davvero bellissima ».
« Grazie… », mormorò lei a malincuore.
Mai come in quel momento desiderò essere nella sua comoda divisa militare, chiusa nel laboratorio supertecnologico che le era stato affidato nel complesso sotterraneo di Cheyenne Mountain.
Il generale, con l’occhio allenato ai cambiamenti d’umore della figlia di cui aveva dovuto affrontare da solo l’adolescenza, si accorse immediatamente del suo stato d’animo. « Sam, cosa succede? ».
« Niente, non ti preoccupare! », si schernì lei, « Solo un po’ d’ansia… sono pronta, possiamo andare ».
Bugia, bugia, bugia. Era decisamente più pronta per andare su un pianeta alieno pieno di nemici con l’SG-1 che per sposarsi con Pete.
« Prima che tu vada, sappi che Jack, nonostante Daniel abbia tentano in tutti i modi di convincerlo, non c’è », l’avvisò Jacob in tono grave.
« Ah… speravo che alla fine… sarebbe venuto... », mormorò Sam giocando nervosa con l’anello di fidanzamento e ricacciando giù il groppo in gola. O’Neill doveva venire! Era parte integrante della sua vita, oltretutto le aveva promesso che ci sarebbe sempre stato per lei! Ormai non riusciva più ad immaginare un qualsiasi momento importante senza di lui… e questo la spaventava parecchio: questi sentimenti, questo senso d’appartenenza avrebbe dovuto provarlo nei confronti di Pete, non di Jack!
Si rivolse nuovamente alla se stessa nello specchio e cercando di vedersi con un occhio esterno. La sua non era certo la faccia di chi si andava a sposare.
« Papà, posso farti una domanda? », domandò incerta.
Jacob le appoggiò le mani sulle spalle, guardandola anch’egli attraverso lo specchio. « Dimmi pure ».
« Quando ti sei sposato con la mamma… come ti sentivi? ».
« È stato il giorno più bello della mia vita, ma devo ammettere che ero piuttosto nervoso! ». Ridacchiò divertito.
« Ti sei mai pentito? Voglio dire… in un momento d’incertezza… », chiese ancora lei, aspettando con ansia la risposta.
Lo sguardo di Jacob si perse nel vuoto, immerso nei ricordi. « Pentito, dici? Sam, anche se mi sembrava di avere un serpente che si agitava nel mio stomaco, non mi sarei
mai potuto pentire! Avevo paura, questo è certo, ma sapevo per certo che quella era la cosa più giusta che avessi mai -- ».
S’interruppe bruscamente vedendo grosse lacrime rotolare giù per le guance della figlia.
« Bambina! Che succede? », esclamò preoccupato voltandola verso di se, « Che hai? ».
Sam non rispose, cercando di asciugare con scarso successo le gocce salate che minacciavano di farle crollare anche il poco trucco che aveva concesso le mettessero.
Non era così che si sentiva lei…
non si sentiva affatto così, dannazione!!! Aveva il sacrosanto terrore di stare per fare il più grosso errore di tutta la sua vita e, al contrario di ciò che diceva suo padre, non era affatto felice… desiderava solo scappare.
Possibilmente su di un altro pianeta.
Intuendo ciò che passava per la testa di Sam, Jacob l’abbracciò accarezzandole i corti capelli biondi, mormorandole per tranquillizzarla: « Ascolta, Sam… se vuoi vado da Pete e gli dico che è successo un… un imprevisto! Vi spiegherete più tardi. Che ne dici? ».
« Non voglio farlo soffrire », singhiozzò mortificata, « È solo che non… non lo amo abbastanza ».
Ecco, l’aveva ammesso. Finalmente l’aveva ammesso e già si sentiva più leggera, più…
libera.
« Avanti, cambiati », le ordinò il padre sollevandole il viso, « Io intanto prendo la macchina ».
Sam annuì e, non appena il padre fu uscito dalla stanza, si diede immediatamente da fare per togliersi il vestito e rimettersi i jeans e la maglietta blu con cui era arrivata. Era indecisa se scrivere o no un biglietto per Pete, ma Jacob tornò in quel momento chiamandola.
Uscirono evitando accuratamente di farsi vedere e si diressero verso la macchina di Jacob, che aprì il portabagagli infilandoci dentro il vestito nuovamente incartato. In quel momento una voce conosciuta raggiunse Sam alle spalle.
« Carter?! Oddio, dimmi che non è già finito tutto!! ».
Sam si voltò all’improvviso, trovandosi davanti, a poco più di cinque metri, proprio lui.
Il colonnello dell’aviazione degli Stati Uniti, pluridecorato ed in alta uniforme, Jonathan ‘Jack’ O’Neill… che aveva la stessa identica faccia di chi si è appena visto ammazzare l’intera famiglia davanti agli occhi.
« No! Non è ancora comincia… », sembrò ripensarci all’ultimo secondo, « Ma lei che ci fa qui?! Aveva detto che -- ».
« Lo so che cos’ho detto! », gesticolò lui interrompendola, « Ma questa cosa è importante per te, giusto? Scusa se ti ho fatta arrabbiare, Carter… Comunque sappi che sono venuto solo perché poi non mi tenessi il broncio! ».
Prima che la figlia potesse rispondere, Jacob s’intromise. « Non preoccuparti Jack: Sam ha avuto una specie di attacco di panico e ce la stavamo svignando… ti va di portare una sposa clandestina? ».
« Quindi niente Pete?! », esclamò lui euforico, rendendosi immediatamente conto di ciò che aveva detto ma soprattutto del tono che aveva usato, « Ehm, voglio dire… ».
« Esattamente! », concordò Jacob, se possibile ancora più contento di lui, « Allora, che decidi di fare? ».
Jack aprì la portiera del suo pick up ed intimò alla donna, rimasta a bocca aperta per il breve scambio di battute tra i due, « Sali ».
Sam abbracciò il padre e si scusò con lui: « Mi dispiace. Ho fatto un disastro ».
« Tranquilla… tanto Pete non piaceva neanche a Selmak ».
« Papà!! ».
Jacob non volle sentire proteste e la spinse sulla macchina di colui che riteneva l’unica persona degna di essere suo genero, chiudendo la portiera. « Non preoccuparti, risolverò tutto io ».
Intanto O’Neill in men che non si dica si era liberato di cravatta e giacca lanciandole sul sedile posteriore, arrotolandosi le maniche della camicia in modo da stare più comodo. Si parte! », esclamò tutto contento.
Mentre guardava il pick up di Jack andarsene per il vialetto e poi verso l’autostrada, Jacob si ritrovò a pensare che da quando aveva saputo di Pete, Jack aveva sempre mascherato male l’antipatia nei suoi confronti, ma a sua discolpa si poteva dire che quel tipo aveva davvero la faccia da scemo!
« Uff! », sbuffò grattandosi la nuca e voltandosi a guardare la chiesetta alle sue spalle, « Forza Jacob, c’è uno sposo abbandonato da consolare! ».
« Allora Giulietta, cosa vuoi fare adesso che sei scampata al matrimonio col conte Paride? », chiese Jack mentre fischiettava allegramente. Proprio non riusciva a mostrarsi dispiaciuto!
Sam abbasso il finestrino e, mentre scioglieva le piccole mollette intrecciate nei capelli, si sporse leggermente lasciando che il vento le scompigliasse la frangia bionda.
« Secondo lei… », chiese sorridendo, appoggiando il mento sulle braccia incrociate, « a Giulietta sarebbe piaciuto imparare a pescare? ».
Sul volto di Jack si dipinse un enorme sorriso trionfante mentre diceva: « Sicuramente, se avessero avuto più tempo a disposizione, Romeo gliel’avrebbe insegnato! ».
Lei ridacchiò divertita. « Vada per una battuta di pesca, allora ».
« Minnesota stiamo arrivando!! », esultò lui alzando il volume della radio.
Sam rise spensierata, vedendolo eccitato come un bambino alla sua prima partita di baseball.
Adesso era felice, felice di poter stare accanto all’uomo che amava molto più che abbastanza.
Si guardarono, notando che entrambi avevano lo stesso sorriso euforico sulla faccia.
Oh, altro che “più che abbastanza”… lo amava molto più di quanto lei stessa potesse arrivare ad immaginare!
***
E questa è l'ultima del 30 marzo ^__^ Hope you like it!
You could be my someone
you could be my sea
you know that I'll protect you
from all of the obscene
I wonder what your doing
imagine where you are
there's oceans in between us
but that's not very far